Una ricerca della George Washington University ha esaminato 636 canali di Telegram, alcuni adoperati dall’Isis per distribuire materiale propagandistico e fare reclutamento.

Questa notizia è stata pubblicata in italiano il 15 luglio 2019 da Gabriele Porro su Wired, mentre se vi interessa il report dettagliato della George Washington University, potete trovarlo qui.

Non c'è da stupirsi. Così come a noi interessa che le nostre conversazioni non siano spiate, lo stesso vale per criminali e terroristi—ovviamente loro hanno qualche motivo in più.

Sebbene vi siano alternative crittograficamente più robuste, come ad esempio Signal, Telegram ha alcune peculiarità che la rendono particolarmente adatta a comunicare con gruppi di persone, ad esempio senza dover rivelare il proprio numero di telefono. Anche se è ancora facile in alcuni paesi procurarsi un numero di telefono non legato ad un'identità verificata (ovvero, senza dover presentare un documento di identificazione all'atto dell'acquisto della SIM).

Questo significa che Telegram (e simili) dovrebbero essere messi al bando? Assolutamente no. Sarebbe un errore gravissimo, nonché un enorme passo indietro per i diritti civili. Vi piacerebbe poter parlare solo sapendo di essere spiati, perché le tecnologie di comunicazione sicura non sono più a disposizione?

Per approfondire, potete sfogliare Surveillance Self-Defense, la guida di auto-difesa contro le tecniche di sorveglianza dell'EFF (Electronic Frontier Foundation, no-profit che dal 1990 difende i nostri diritti fondamentali nel mondo digitale), anche se ancora non è stata tradotta in italiano.